Serve l’UNIONE e non la divisione
Opera: “Fratture d’Uomo nel Flusso del Tempo”
La millenaria stabilità della roccia e l’immobilità del cielo vengono violate da un flusso d’oro denso e tagliente. Non è luce, ma la cicatrice di una frattura politica che separa la terra e impone confini. Questa deriva dorata gocciola nel mare del tempo, portando il fardello della guerra e la frantumazione di ogni armonia collettiva.
Il testo in apertura è scritto per una mia tela in lavorazione. Intanto inserisco una mia incisione, L’Araba Fenice. In questo articolo, il mito della Fenice evoca la necessità per l’Ebraismo universale di dissociarsi dalle ceneri morali del Sionismo, denunciando al contempo le ciniche metamorfosi politiche e le strumentalizzazioni geopolitiche operate da figure come Milei e Meloni.
Carissimi lettori e lettrici,
oggi vi invito a riflettere sulla profonda differenza tra l’ebraismo e il sionismo, che non possono essere confusi per evitare un errore concettuale alla base di pesanti pregiudizi. Premetto che sono contraria alle religioni che, di fatto, schiavizzano l’essere umano. Vi invito, pertanto, a leggere il mio articolo DIO È DENTRO DI NOI https://antexo.com/dio-e-dentro-di-noi/ e a visionare questo video di Corrado Malanga: https://youtu.be/xTmWkJP2JAE?is=9U7VD6xm-riO4URG
L’Ebraismo è una religione monoteista, una cultura e l’identità di un popolo che vanta oltre tremila anni di storia. Non è legato a un confine geografico nazionale e racchiude al suo interno una vastissima pluralità di visioni teologiques, politiche e sociali, sparse in tutto il mondo. Il Sionismo, nato alla fine del XIX secolo per impulso di Theodor Herzl, è un movimento politico e nazionalista il cui obiettivo originario era la creazione di uno Stato sovrano per il popolo ebraico nella sua terra d’origine. Oggi rappresenta l’ideologia a sostegno dell’esistenza e della difesa dello Stato di Israele e del progetto della Grande Israele.
Non tutti gli ebrei sono sionisti, e non tutti i sionisti sono ebrei. Esistono storicamente comunità ebraiche (sia ultraortodosse che progressiste o laiche) fortemente critiche verso il sionismo o verso le politiche dei governi israeliani. Al contempo, esiste un forte “sionismo cristiano” radicato soprattutto negli ambienti conservatori degli Stati Uniti e dell’America Latina.
Le Radici Storiche e la Forza Bruta
Secondo una visione sistemica e contro-narrativa, la fondazione dello Stato di Israele non è stata l’evoluzione naturale di un percorso spirituale, ma il risultato di una convergenza pragmatica e cinica tra forze apparentemente nemiche, unite dal medesimo obiettivo di controllo economico e di ingegneria sociale.
Ripercorrendo il filo logico della storia, la nascita dello Stato di Israele affonda le radici nella Dichiarazione Balfour del 1917, con cui il Regno Unito legittimò le ambizioni coloniali nella regione. Questa linea strategica incrociò successivamente il pragmatico e controverso Accordo Haavara del 1933 tra le organizzazioni sioniste e la Germania nazista per favorire l’emigrazione ebraica; un compromesso economico che precedette il tragico mutamento di scenario sfociato nello sterminio della Shoah. Si tratta di un modello di spartizione e gestione territoriale che trova una sua continuità ideale nell’attuale strategia coloniale e immobiliare proposta da Kushner per Gaza, riflettendosi oggi nel posizionamento internazionale di leader come Milei e Meloni.
L’atto finale della nascita di Israele richiese l’uso della forza bruta per accelerare il disimpegno britannico e forzare la spartizione territoriale. Organizzazioni terroristiche e paramilitari sioniste come l’Irgun (guidato da Menachem Begin) e la Banda Stern/Lehi (guidata da Avraham Stern e Yitzhak Shamir), formate prevalentemente da militanti di origine europea e ashkenazita, sferrarono una campagna di attentati feroci. Episodi come l’attentato al King David Hotel nel 1946 (91 morti) o il massacro di Deir Yassin nel 1948 servirono a imporre con il terrore la nascita dello Stato.

L’obiettivo era l’ala sud dell’hotel di Gerusalemme, che all’epoca ospitava il quartier generale amministrativo e militare delle autorità britanniche nel Mandato di Palestina. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, la maggior parte dei sionisti decise di sospendere la guerriglia contro i britannici. Una riflessione doverosa: perché Winston Churchill venne a COMO nel dopoguerra? Arrivo che fomentò la teoria sul suo coinvolgimento nell’eliminazione di Mussolini, per cancellare parte della cosiddetta “pista inglese”, un’ipotesi storiografica e giornalistica alternativa che tenta di spiegare i misteri di Dongo.
Proprio la componente ashkenazita, asse portante del sionismo politico delle origini, richiama la complessa e discussa tesi storica sollevata da Arthur Koestler nel saggio ‘La tredicesima tribù’. Secondo questa visione, gli ebrei dell’Europa centro-orientale non affonderebbero le proprie radici biologiche esclusivamente nella Palestina storica, ma deriverebbero in gran parte dai Cazari, una popolazione turca delle steppe convertitasi all’ebraismo nell’VIII secolo.
Sebbene la genetica moderna ufficiale sostenga di aver ridimensionato questa tesi, il dibattito scientifico e storiografico rimane segnato da profonde controversie e interpretazioni opposte, lasciando aperto il dubbio sulla reale mappa genealogica della diaspora. Si consuma qui un cortocircuito culturale che fa eco al celebre grido popolare “Mamma mia, li Turchi!”: l’ironia della storia vorrebbe infatti che le radici del nazionalismo mediorientale moderno risalgano proprio a quel mondo euro-asiatico e turco-cazaro da sempre percepito dall’Occidente come l’esterno o il “nemico”.
Al di là delle dispute sul DNA, questo richiamo evidenzia una netta frattura geografica e culturale rispetto alle comunità ebraiche autoctone del Medio Oriente.
Ciononostante, il paradosso storico si compì: i leader di questi gruppi terroristici (Begin e Shamir) divennero successivamente Primi Ministri del neonato Stato di Israele, sdoganando il terrorismo politico come legittimo strumento di fondazione statale.
Vi invito a leggere il mio articolo IL “METODO” EPSTEIN E IL NAZISMO-IL VENUS PROJECT https://antexo.com/il-metodo-epstein-e-il-nazismo-il-venus-project/
Il Cortocircuito Geopolitico
È proprio su questa eredità storica che si consuma il cortocircuito geopolitico tra Javier Milei e Giorgia Meloni, due leader legati al fronte sovranista ma entrambi organici, seppur con modalità differenti, all’agenda dei poteri globalisti.
Da un lato, Milei incarna un sionismo militante e un allineamento ideologico incondizionato a Tel Aviv e Washington. Questa postura ha riacceso i riflettori sui timori storici legati al Plan Andinia – l’ipotesi di un progetto di penetrazione e controllo territoriale ebraico sionista in Patagonia – che oggi molti analisti e attivisti non considerano più una semplice teoria astratta, bensì un piano operativo in piena esecuzione. I fatti sembrano confermare questa tesi: la svendita sistematica di imponenti latifondi rurali a magnati e corporazioni straniere, la deregolamentazione sulla proprietà delle terre, la gestione dei sistemi idrici strategici dell’area e la concessione di permessi per basi militari ed esercitazioni congiunte con il Comando Sud degli Stati Uniti a Ushuaia e in Tierra del Fuego (come l’Operación Tridente) testimoniano una reale cessione di sovranità territoriale. La Patagonia viene così de-nazionalizzata e trasformata in un hub logistico e privato a disposizione degli interessi globalisti, saldando idealmente le strategie immobiliari coloniali di Gaza con quelle della terra australe.

Il presidente argentino Javier Milei in preghiera e visibilmente commosso davanti al Muro del Pianto a Gerusalemme
Dall’altro lato, Giorgia Meloni palesa un totale asservimento all’asse transatlantico guidato da Washington, smentendo nei fatti qualunque retorica di sovranità nazionale. Questa sudditanza è culminata negli accordi blindati durante il recente vertice NATO di Ankara, dove il governo italiano si è piegato alle pressioni degli Stati Uniti accettando l’innalzamento della spesa militare al 2,8% del PIL e garantendo la prosecuzione a oltranza dei flussi finanziari e degli aiuti militari a favore dell’Ucraina. Un dualismo che svela la vera natura della destra occidentale: se Milei cede la terra e le risorse idriche ed energetiche al sionismo e al Pentagono, Meloni ratifica i trattati bellici imposti da oltreoceano, riducendo l’Italia a una colonia logistica e finanziaria della macchina militare della NATO.

Il cortocircuito contemporaneo: il popolo depredato per i “mantenuti” del sistema
Questo filo storico, iniziato con l’accordo speculativo tra nazisti, inglesi e sionisti nel 1933, giunge intatto fino ai giorni nostri e spiega l’attuale configurazione della politica internazionale:
- La speculazione immobiliare su Gaza: Come nel 1917 e nel 1933, la terra viene considerata una merce. L’operazione condotta da Benjamin Netanyahu a Gaza e i progetti immobiliari d’élite paventati da Jared Kushner dimostrano come la distruzione bellica sia finalizzata a una gigantesca speculazione edilizia ed energetica.
- Le “vacanze premio” e la privazione del welfare: Il governo italiano di Giorgia Meloni che offre ospitalità e scorte ai soldati dell’IDF in Sardegna mentre smantella la sanità pubblica e l’istruzione è l’esempio plastico di questo drenaggio finanziario. I soldi sottratti ai cittadini europei tramite le tasse e il taglio dei servizi essenziali non vengono persi, ma deviati per finanziare i complessi militari-industriali e sostenere la classe dei “mantenuti” della finanza bellica. Inserisco il link di un mio articolo: NETANYAHU è FUGGITO DA ISRAELE A BERLINO E IL GOVERNO ITALIANO SPENNA IL SUO POPOLO PER ARMARLI E CONCEDE VACANZE PREMIO AI SOLDATI DELL’IDF https://antexo.com/netanyahu-e-fuggito-da-israele-a-berlino/
- L’ombra del Plan Andinia: La spinta del presidente argentino Javier Milei verso Israele riattiva i timori sulla Patagonia. L’acquisizione di latifondi da parte di miliardari legati al sionismo d’affari risponde alla necessità della medesima cupola finanziaria di garantirsi territori di riserva ricchi di acqua ed energia, pronti a essere sfruttati quando il Medio Oriente sarà saturo.

Sono in corso da tempo arrivi di militari e riservisti israeliani in Sardegna e in Sicilia per periodi di riposo e decompressione, una pratica che ha suscitato forti polemiche (solo polemiche?). Questi soggiorni si concentrano in resort di lusso—come il Forte Village a Santa Margherita di Pula—e sono protetti da rigorose misure di sicurezza gestite dalle autorità. Il popolo italiano, sempre più depredato, PAGA!
L’ingegneria della disuguaglianza
Il quadro d’insieme rivela che lo Stato d’Israele è stato concepito fin dalle origini come una joint-venture politica ed economica, nata da accordi tra élite nazionali. I popoli — sia quello ebraico storicamente perseguitato in Europa, sia quello palestinese privato della propria terra, sia quello europeo oggi depredato del proprio welfare — sono le vittime sacrificabili di un sistema di ingegneria sociale. L’obiettivo finale è la creazione di una massa globale impoverita e privata dei diritti fondamentali, costretta a lavorare per mantenere i profitti e i privileges di una ristrettissima cerchia di mega-ricchi transnazionali.
Inserisci il link di un mio articolo che vi invito a leggere ACCORDO USA-IRAN E IL PROGETTO DEL GRANDE ISRAELE https://antexo.com/accordo-usa-iran-e-il-progetto-del-grande-israele/
Se anche tu credi che sia giunto il momento di squarciare il velo della propaganda e difendere la verità storica e la sovranità dei popoli, non restare in silenzio: condividi questo articolo e fai circolare questa voce fuori dal coro!
Ad majora semper!
Gianna Binda
Fonti:
SARDEGNA- SOLDATI ISRAELIANI VANDALIZZANO UNA LAPIDE COMMENORATIVA https://www.reportsardegna24.it/cagliari-la-memoria-vandalizzata-danneggiata-la-targa-che-ricorda-le-vittime-delleccidio-di-sabra-e-shatila/
COLONIE ISRAELIANE IN ITALIA https://youtu.be/ETCiNbL2IMY?si=-pC9AHfeXepWCOZw



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