Si sta giocando con accordi che saranno fatti saltare dal criminale Netanyahu in una partita a scacchi dall’esito prevedibile.

Carissimi lettori e lettrici,
è impossibile restare in silenzio di fronte ad azioni di cui già si intravedono l’esito finale e il vero scopo.
In un clima quasi hollywoodiano, domenica 14 giugno, giorno del suo ottantesimo compleanno, il presidente Trump ha annunciato trionfalmente l’accordo con l’Iran. La firma dell’accordo di pace tra USA e Iran è prevista per venerdì in Svizzera e, come specificato da Teheran, comporterà la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine immediata delle ostilità anche in Libano. Sulla questione nucleare si attende un’intesa definitiva entro 60 giorni; in caso contrario, Trump ha già minacciato che Washington riprenderà gli attacchi.

Nel frattempo, Regno Unito, Francia, Germania e Italia si dicono pronte a revocare alcune sanzioni. Il Gruppo E4, costituito proprio dalla coalizione tra questi quattro Paesi, ha tuttavia specificato che l’Iran “non dovrà mai acquisire armi nucleari”.
Ad onore di cronaca dobbiamo chiarire che, proprio nella stessa mattinata dell’annuncio, le forze di difesa israeliane (IDF) hanno “dichiarato” di aver subito un lancio di obiettivi aerei da parte di Hezbollah, che non ha colpito nulla. Israele, di conseguenza, ha attaccato Beirut causando 3 morti e 15 feriti. Le forze iraniane si sono subito dichiarate pronte a reagire, mentre il presidente americano ha cercato di calmare gli animi assicurando che la firma digitale dell’accordo sarebbe avvenuta entro una settimana.

L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ormai concluso. Congratulazioni a tutti! Con la presente autorizzo pienamente l’apertura gratuita dello Stretto di Hormuz e, contemporaneamente, autorizzo l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Lascia scorrere l’olio! Presidente DONALD J. TRUMP 137k ReTruths 4.40k Mi piace 14/06/28,
Per capire come si sia arrivati a questo punto, facciamo un passo indietro. Nella prima mattinata del 28 febbraio scorso scatta l’operazione “Ruggito del Leone” (o “Epic Fury”), nomi in codice assegnati rispettivamente da Israele e Stati Uniti ai raid su vasta scala che hanno colpito Teheran e molte altre città iraniane. L’obiettivo principale era l’uccisione della Guida Suprema, Ali Khamenei, e dei massimi esponenti del Consiglio di Sicurezza Nazionale riuniti, guarda caso, in un compound militare della capitale. Sorge spontaneo chiedersi chi sia stata la spia. Vi invito a leggere il mio articolo del 5 marzo DOPO L’ATTACCO ALL’IRAN, IN EUROPA AUMENTA LA MINACCIA DI RITORSIONI https://antexo.com/in-europa-aumenta-la-minaccia-di-ritorsioni/ e quello del 3 marzo NETANYAHU è FUGGITO DA ISRAELE A BERLINO E IL GOVERNO ITALIANO SPENNA IL SUO POPOLO PER ARMARLI E CONCEDE VACANZE PREMIO AI SOLDATI DELL’IDF https://antexo.com/netanyahu-e-fuggito-da-israele-a-berlino/
In risposta a quell’attacco, il 1° marzo l’Iran ha avviato l’operazione “Vera Promessa 4”, lanciando centinaia di missili e droni su Israele, sulle basi americane nell’area del Golfo e su alcuni Paesi limitrofi, tra cui Kuwait, Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. Contemporaneamente in Libano si è infiammato lo scontro tra Israele ed Hezbollah, con un’impennata di attacchi verso il nord dello Stato ebraico.
Con l’escalation in corso, il 4 marzo Teheran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, la porta d’ingresso del Golfo Persico dove transita un quinto del petrolio mondiale. Questa decisione ha affossato i mercati azionari e causato un rialzo immediato del prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile. Nel frattempo Mojtaba Khamenei, figlio del defunto leader ucciso il 28 febbraio, è stato eletto dall’Assemblea degli Esperti come nuova Guida Suprema dell’Iran. La sua mancata apparizione in video dopo la nomina ha subito alimentato le voci su un suo precario stato di salute.
A complicare il quadro, il 12 aprile lo United States Central Command (Centcom) ha annunciato il blocco navale sul tratto di mare che separa Iran e Oman, imponendo l’interdizione del traffico marittimo da e verso i porti iraniani, in una vera operazione degna del più abile dittatore.

Intanto, durante il mese di maggio, il furbo e prepotente Trump ha proclamato con orgoglio su Truth Social di aver autorizzato una missione segreta per scortare e far transitare dallo stretto centinaia di petroliere. Ha fatto così muovere ben 100 milioni di barili di petrolio con manovre notturne e sistemi di tracciamento spenti, per farla in barba a quegli sprovveduti degli iraniani. Infatti, a maggio, il prezzo del greggio è sceso persino ai benzinai italiani, nonostante le accise non siano di fatto mai state tolte.

Il 28 maggio, grazie a un intervento determinante da parte di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, si è evitata una nuova escalation. Cinque giorni più tardi, Trump ha parlato di un “accordo ampiamente negoziato, in attesa di finalizzazione” dopo una telefonata nello Studio Ovale con il primo ministro israeliano Netanyahu e i leader del Golfo. Nello stesso momento, però, Israele autorizzava raid dell’Idf sul Libano che rischiano di minare il negoziato in corso.

USA e Iran sono tornati ad affrontarsi direttamente quando Teheran ha preso di mira le basi USA in Kuwait e Washington ha replicato con raid sull’isola di Qeshm. Tra il 9 e il 10 giugno, Washington ha sferrato una dura rappresaglia contro i radar e la contraerea iraniana dopo l’abbattimento di un elicottero Apache da parte del regime. Nonostante la minaccia di nuovi attacchi, Trump ha continuato a premere per un accordo, bollando l’atteggiamento di Teheran come una “perdita di tempo”. L’11 giugno ha infine annunciato su Truth di aver sospeso i raid, lasciando intendere che un’intesa fosse ormai vicina.

Nella notte tra il 14 e il 15 giugno, il Pakistan ha annunciato il raggiungimento ufficiale dell’accordo fra Stati Uniti e Iran, con la firma prevista il 19 giugno in Svizzera. “Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano”, ha scritto su X il premier pachistano Shehbaz Sharif.
Quindi hanno scomodato l’Arabia Saudita e il Pakistan per stringere accordi di cui, personalmente, sono più che convinta, conoscendone i reali intenti, che mirino tutti a dei ricatti. Soprattutto pensando alle dinamiche tra Regno Unito e Pakistan, sento puzza di bruciato e ritengo che qui gatta ci cova. Di fatto si avallano le azioni di un criminale, condannato dal Tribunale Penale Internazionale, permettendogli qualunque cosa mentre la nostra Meloni gli tende la mano con visibile orgoglio e amicizia.

Ora vorrei riflettere su quanto avvenuto e vorrei comprendere come gli iraniani siano potuti cadere nella trappola tesa contro di loro, pur conoscendo l’ingordigia israeliana e la posizione di Trump, il cui genero è intimo amico di Netanyahu.

Temo fortemente che questo accordo salterà molto presto. Israele non abbandonerà il suo progetto messianico di conquistare il Medio Oriente per raggiungere il sogno dispotico della “Grande Israele”, un piano appoggiato non solo da Trump e da suo genero, ma anche dal Regno Unito, che a suo tempo avallò la costituzione dello Stato ebraico. Londra è la testa del serpente insieme a Parigi, e non abbandonerà mai quel Medio Oriente che ha plasmato per i suoi interessi colonialisti fin dal 1916 con gli accordi di Sykes-Picot.

Siglato durante la Prima Guerra Mondiale, l’accordo Sykes-Picot stabilì le future zone di influenza e di controllo di Impero britannico e Francia sui territori mediorientali e anatolici dell’Impero ottomano.
Nella cartina le aree a tinta unita blu, ocra e terra indicano le regioni la cui amministrazione diretta sarebbe dovuta spettare, rispettivamente, a Francia, Impero russo e Impero britannico. Quelle tratteggiate, invece, le zone di influenza che Parigi e Londra si ritagliarono fra Aleppo a Bassora.
Una zona di controllo internazionale avrebbe infine ricompreso i territori palestinesi e la città di Gerusalemme.
Non dimentichiamo che dietro Hamas, Hezbollah e l’IRGC ci sono sempre, storicamente, i fili mossi da Londra e Parigi. Del resto, la City di Londra pare essere da sempre la lavatrice di tutto il denaro sporco circolante sul pianeta, proveniente dai traffici di droga e di esseri umani. Di certo l’italiana INPS invia le pensioni degli italiani all’estero tramite la City Bank di Londra e chiedo a voi, carissimi lettori, di indicarmi il motivo di tale servilismo.
Il mondo deve trovare la pace e la felicità che questi personaggi stanno derubando con il sorriso sulle labbra. Assistere a questa recita grottesca provoca un disgusto profondo e una rabbia cieca. Siamo governati da parassiti insaziabili: sputiamo fuori il loro veleno e diffondiamo la verità.
Ti invito a non essere un semplice spettatore: diffondi questa analisi e spegni il sensazionalismo!
Ad majora semper!
Gianna Binda




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