L’Anima dell’Articolo: Riflessi a Santa Cristina – Acrilico originale di Gianna Binda
“Un’opera che unisce l’inchiesta documentale alla ricerca artistica e biologica. Mentre le biotecnologie imposte e le logiche del profitto generano caos e frammentazione, la pietra millenaria e l’acqua pura del pozzo sacro di Santa Cristina, nel cuore della Sardegna, testimoniano la stabilità delle leggi naturali. Un invito visivo e concettuale rivolto agli allevatori a difendere con fermezza il proprio diritto alla trasparenza e alla sicurezza biologica.”
Un appello alla massima coesione e alla rete nazionale di solidarietà zootecnica. Di fronte all’obbligo di vaccinazione di massa, la richiesta a tutela delle aziende è unica e non negoziabile: l’esibizione immediata dei documenti di conformità dei farmaci e screening preventivi, atti dovuti che le autorità non possono omettere.
Nota di Gianna Binda (Biologa e Farmacista): Come scienziata indipendente, la mia visione sulla reale esistenza in vitro di questi virus è nota. Ritengo che la vera e unica via d’uscita sia il ritorno all’allevamento naturale con le mandrie al pascolo, difendendo la qualità e la sovranità alimentare: meglio poco cibo, ma buono e sano.
I vaccini stanno uccidendo le nostre mandrie e vanno fermati: stanno distruggendo la sopravvivenza del popolo e avvelenando razze autoctone uniche, come la Bruno Sarda, provocando infertilità e aborti. Per questo motivo ho sposato una strategia di azione mirata esclusivamente a evitare le vaccinazioni coatte e lo stamping out. Utilizzare i loro stessi regolamenti e la conformità dei lotti è un ‘cavallo di Troia’ burocratico: serve a inchiodare le autorità alle loro stesse leggi per bloccare le inoculazioni. Se qualcuno trova altre strategie legali ben vengano, l’importante è arrivare al comune obiettivo: evitare di vaccinare i nostri capi e difendere la nostra terra. Di fronte a questo scenario, l’unica vera via di uscita è ritrovare un’unione compatta e solidale, un fronte comune capace di rifiutare in modo assoluto e non negoziabile qualsiasi folle imposizione che sia deontologicamente scorretta e priva di trasparenza, poiché la tutela della vita e della salute non può mai essere sacrificata sull’altare del profitto e del controllo burocratico.
Carissimi lettori e lettrici,
oggi affronteremo un argomento di vitale importanza ed è doveroso sottoporlo alla vostra attenzione.
Il comparto zootecnico italiano si trova a un bivio decisivo, in cui la frammentazione rischia di diventare il peggior nemico dei produttori di cibo sano. Di fronte dell’applicazione di decreti e ordinanze che impongono piani di vaccinazione obbligatoria di massa senza le dovute garanzie, il Comitato Shardana promuove una forte campagna informativa rivolta a tutti gli allevatori di bovini sul territorio nazionale per costruire un fronte comune di legalità e tutela. Un impegno che oggi si concentra con massima urgenza e specificità sulla Sardegna, dove gli allevatori bovini sono attualmente presi di mira da provvedimenti restrittivi e dall’obbligo di inoculazione al 100% dei capi con i Vaccini OBP (Onderstepoort Biological Products) e Bovivax LSD-N contro la Dermatite Nodulare (LSD).
Non si tratta di una protesta ideologica, ma di una ferma richiesta di rispetto delle regole e della trasparenza. Nessun allevamento bovino deve essere lasciato solo a gestire le pressioni burocratiche o l’applicazione di sanzioni da parte delle autorità sanitarie locali. La forza dei produttori risiede nella capacità di fare rete e di pretendere, con la fredda fermezza del diritto, che le istituzioni applichino i medesimi standard di rigore che pretendono quotidianamente dalle aziende agricole.
La battaglia documentale: pretendere la trasparenza amministrativa e la conformità dei farmaci Il fulcro dell’azione coordinata dal Comitato Shardana si concentra sul rispetto assoluto delle procedure di trasparenza amministrativa. Il comitato sta diffondendo tra gli allevatori di bovini una fitta rete di istanze cartolari inviate formalmente ai Ministeri competenti, alle Regioni e alle singole ASL territoriali.
La richiesta è netta e non ammette deroghe: l’esibizione immediata e preliminare di tutta la documentazione comprovante la conformità legale dei lotti vaccinali destinati all’inoculazione, con specifico riferimento al Certificato europeo di rilascio del lotto (OCABR) e ai registri di mantenimento della catena del freddo. Il Regolamento UE 2019/6 sui medicinali veterinari impone infatti la totale tracciabilità e sicurezza dei prodotti farmaceutici.
In applicazione di tale regolamento, la ASL ha il dovere ispettivo e legale di verificare l’effettiva conformità del farmaco prima dell’uso.
Tuttavia, l’analisi della gestione dei due specifici vaccini attualmente impiegati solleva profondi interrogativi:
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- Vaccino OBP (Onderstepoort Biological Products): A differenza di altri presidi, questo farmaco non risulta iscritto nell’UDP (Union Product Database), il registro centralizzato europeo dei medicinali veterinari. Essendo stato importato in deroga eccezionale (ai sensi dell’Articolo 110, paragrafo 2 del Reg. UE 2019/6), gli esami e la verifica dei requisiti GMP (Good Manufacturing Practices – Norme di Buona Fabbricazione) sono di stretta competenza della Direzione Generale della Sanità Animale (DGSA) del Ministero della Salute. Quest’ultima avrebbe dovuto eseguirli tramite il CeSME (Centro di Studio per le Malattie Esotiche) e allegare il relativo protocollo ufficiale a ogni singola fiala di vaccino.
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- Vaccino BOVIVAX-LSD N: Pur essendo presente nei database, questo vaccino viene distribuito con il foglietto illustrativo (bugiardino) scritto esclusivamente in lingua bulgara. Questa condizione viola la normativa vigente, la quale impone tassativamente che il bugiardino sia tradotto in lingua italiana dalla casa farmaceutica per consentire agli operatori di verificare il “titolo” (la concentrazione e l’efficacia del principio attivo).
Di fronte a queste evidenti criticità, i legali del comitato hanno richiesto ufficialmente tramite un’istanza FOIA (Accesso Civico Generalizzato) tutta la documentazione integrale atta a comprovare la reale conformità e sicurezza di questi farmaci. Il persistente silenzio o il rifiuto da parte degli uffici sanitari nel fornire tali documenti ufficiali rappresenta una grave omissione amministrativa, che i legali stanno formalmente verbalizzando per ogni singolo accesso ispettivo in azienda.
Il supporto scientifico: la relazione di base del Dottor Bosio e il contributo della Dottoressa Banoun
A blindare la posizione degli allevatori vi è un solido pilastro scientifico che unisce la pratica clinica sul campo alla ricerca biologica. Da un lato, la dettagliata relazione tecnica di base redatta dal Dottor Bosio rappresenta la bussola operativa per l’intero movimento, poiché evidenzia con rigore l’assoluta necessità di disporre dei dati di validità e conformità del farmaco prima di procedere a trattamenti di massa. La relazione del Dottor Bosio mette in luce come l’imposizione coatta di profilassi, in assenza di una trasparente verifica preliminare dei lotti e delle condizioni specifiche dei singoli capi (stato di gravidanza, immunodepressione o stress termico), possa determinare gravi ripercussioni sul benessere biologico delle mandrie.
A blindare la posizione degli allevatori vi è un solido pilastro scientifico e normativo che contesta le modalità della profilassi coatta. Da un lato, la dettagliata relazione tecnica del Dottor Bosio rappresenta la bussola operativa per l’intero movimento, poiché evidenzia con rigore l’assoluta necessità di disporre dei dati di validità del farmaco prima di procedere a trattamenti di massa su mandrie sottoposte a stress termico o immunodepressione.
Dall’altro lato, interviene l’autorevole contributo scientifico della Dottoressa Banoun sulla sicurezza epidemiologica, la quale evidenzia come la somministrazione di un vaccino vivo attenuato su un animale con patologia latente o in incubazione sia clinicamente pericolosa. Per questa ragione, il Comitato Shardana fa propria la richiesta di pretendere preventivamente dalle autorità l’esecuzione di test PCR (Polymerase Chain Reaction). In qualità di biologa e farmacista, ritengo tuttavia fondamentale allargare l’orizzonte dell’analisi biologica. Una parte della ricerca scientifica indipendente — tra cui si inseriscono le tesi della dottoressa Antonietta Gatti — solleva profondi interrogativi sulle cause primarie della Dermatite Nodulare Bovina, ipotizzando che la sintomatologia possa essere correlata a fattori tossicologici ambientali o a specifiche sostanze e contaminanti presenti nei mangimi, piuttosto che all’azione esclusiva di un agente virale. In questo contesto di incertezza, l’istanza formale per l’esecuzione dei test PCR promossa dal Comitato Shardana assume un valore strategico e legale fondamentale. Diventa uno scudo amministrativo imprescindibile: se le istituzioni sanitarie non sono in grado di garantire la trasparenza sui lotti vaccinali, né di fornire riscontri oggettivi e affidabili tramite la diagnostica molecolare ufficiale che esse stesse promuovono, l’intera campagna di inoculazione coatta deve essere considerata immediatamente sospesa per evidenti ragioni di sicurezza biologica e amministrativa.
Il termine di paragone per la denuncia: il filo conduttore biologico dai piani avicoli in Veneto ai vaccini Covid in emergenza
Il rifiuto di vaccinazioni coatte prive di controlli accurati poggiano su dati biochimici ed evidenze sul campo di estrema gravità. Come termine di paragone per questa denuncia, è fondamentale analizzare i meccanismi biologici ed epidemiologici dei farmaci distribuiti in regime di emergenza nazionale, riscontrabili sia nei piani pilota avicoli in Veneto contro l’Influenza Aviaria (HPAI) sia nelle campagne sanitarie per il Covid-19.
Il filo conduttore biologico che unisce queste diverse profilassi è il concetto biochimico di immunità non sterilizzante (leaky vaccine). Dal punto di vista puramente tecnico, un vaccino non sterilizzante può schermare l’ospite dalla mortalità immediata o dai sintomi clinici più evidenti, ma non blocca in alcun modo l’infezione, la replicazione e la trasmissione del virus selvaggio a livello cellulare. L’ospite trattato si trasforma in un portatore sano e silente (silent shedding): il virus continua a moltiplicarsi nel suo organismo senza mostrare sintomi esterni, eludendo la sorveglianza e rendendo il focolaio invisibile.
Questo meccanismo determina una fortissima pressione selettiva ed evolutiva sul patogeno. Il virus, replicandosi all’interno di organismi parzialmente immunizzati, è costretto a mutare rapidamente per sopravvivere e superare la barriera anticorpale parziale indotta dal farmaco. Questo processo accelera drasticamente la nascita e la proliferazione di varianti modificate ad elevata capacità di evasione immunitaria (immune escape), capaci di “bucare” la protezione e colpire la popolazione. Negli allevamenti del Veneto, l’espulsione del virus mutato nei reflui (feci) ha creato un canale di contagio verso gli uccelli migratori, che lo disperdono lungo le rotte globali.
Questa identica dinamica biologica si è manifestata chiaramente con i preparati approvati in regime di emergenza per il Covid-19. La mia esperienza professionale diretta sul campo come farmacista – trovatami a dover sostituire d’urgenza colleghi giovani regolarmente vaccinati ma ripetutamente ammalati, sintomatici e positivi – costituisce la prova empirica del medesimo paradosso: l’introduzione di una terapia non sterilizzante non arresta la circolazione del virus e può persino favorire una maggiore suscettibilità all’infezione a causa della selezione di varianti resistenti che eludono gli anticorpi, lasciando i non vaccinati sani a svolgere il ruolo di supplenza e continuità sul lavoro.
L’evoluzione biotecnologica: i pericoli di diffusione dei nuovi vaccini a saRNA autoreplicante
Imporre il Bovivax LSD-N (vaccino a virus vivo attenuato ceppo Neethling) al 100% dei bovini in un contesto regolatorio che spinge verso queste nuove e rischiose piattaforme biotecnologiche come il saRNA, significa esporre le nostre stalle a un disastro biologico invisibile, dove l’alterazione genetica e la selezione di varianti resistenti rischiano di compromettere per sempre la salute della mandria e la sicurezza alimentare collettiva.
Il quadro delle biotecnologie applicate in regime di urgenza si aggrava ulteriormente con l’introduzione dei nuovi vaccini a saRNA (Self-Amplifying RNA o RNA autoreplicante). A differenza dei tradizionali filamenti di mRNA, che hanno una durata limitata e codificano l’antigene fino alla loro naturale degradazione cellulare, la tecnologia saRNA incorpora i geni di una replicasi virale (solitamente derivata da Alphavirus).
Questo significa che, una volta iniettato nell’organismo dell’animale o dell’uomo, il saRNA non si limita a trasmettere le istruzioni per produrre la proteina, ma avvia una replicazione autonoma e continuativa di se stesso all’interno delle cellule dell’ospite. Dal punto di vista biologico e tossicologico, questo meccanismo moltiplica esponenzialmente la produzione della proteina bersaglio per tempi lunghi e non prevedibili, alterando i normali processi cellulari e amplificando il rischio di risposte autoimmuni o infiammatorie sistemiche.
Il pericolo epidemiologico più allarmante legato al saRNA risiede nel rischio di shedding (rilascio ambientale). Essendo molecole genetiche ingegnerizzate progettate per auto-amplificarsi, esiste il rischio concreto che tali sequenze, o le vescicole lipidiche che le racchiudono, possano essere escrete dall’ospite trattato attraverso fluidi corporei, feci o secrezioni respiratorie. In ambito zootecnico, l’introduzione di una tecnologia simile senza rigorosissimi studi di impatto a lungo termine potrebbe causare la diffusione incontrollata di agenti patogeni modificati o di frammenti genetici replicanti nell’ambiente circostante, contaminando i pascoli, l’acqua e la fauna selvatica, con effetti imprevedibili sulla catena alimentare umana.
Vi invito a leggere il mio articolo HANTAVIRUS: L’ARMA BIOLOGICA CREATA CON I SOLDI DEL POPOLO
Unire le forze contro l’isolamento burocratico
Invito tutti i pastori e gli allevatori di bovini, e in questo momento cruciale tutti i produttori sardi duramente colpiti, a non agire individualmente e a non cedere all’isolamento. La burocrazia trae la sua forza dalla frammentazione dei singoli; l’adozione di una linea difensiva comune permette di bloccare le procedure coatte nel pieno rispetto della legge.
Il dossier cartolare, contenente le istanze inviate e le risposte o i silenzi accumulati dalle autorità, costituisce la base documentale che si sta perfezionando per far valere i diritti dei produttori in tutte le sedi istituzionali e di controllo preposte. La difesa del territorio e della sovranità alimentare comincia dal diritto di conoscere la conformità di ciò che viene introdotto nelle nostre stalle.
Conclusioni: La difesa della vita, della terra e dell’autosufficienza
Il mio punto di vista, maturato in anni di studio e di osservazione sul campo come biologa e farmacista, mi spinge oggi a una profonda e motivata sfiducia verso i protocolli e le direttive calate dall’alto da queste istituzioni sanitarie e politiche. Dietro lo schermo della sicurezza e dell’emergenza perenne, si palesa un disegno ben più ampio e opaco, che mira a colpire l’indipendenza dei popoli privandoci dell’accesso alle risorse vitali per il nostro benessere: il cibo sano e l’acqua pura.
È un attacco sistematico che non tocca solo la zootecnia e le nostre mandrie, ma l’intero ecosistema della salute. Lo vediamo nella gestione delle nostre risorse idriche, dove si tende a eliminare o limitare l’accesso alle sorgenti vive e naturali – fonti primarie di energia e rigenerazione – per costringerci ad attingere l’acqua dai bacini idrici come quelli lacustri sottoposti a trattamenti industriali invasivi.
Il gioco al massacro contro il comparto agroalimentare risponde alla medesima logica di controllo. Difendere oggi il diritto alla trasparenza dei farmaci e la dignità degli allevatori sardi significa opporsi a questo piano di destabilizzazione e depauperamento. Il nostro Manifesto del Risveglio parte proprio da qui: dal riappropriarci della consapevolezza, dal proteggere le nostre fonti di vita e dal rifiutare cure tossiche e imposizioni che minacciano l’armonia naturale dell’uomo e degli animali.
Ad majora semper!
Gianna Binda



