Carissimi lettori e lettrici,
Stiamo assistendo ad eventi così inverosimili da creare stordimento in chi crede in valori come la libertà di espressione e di parola in Paesi che si proclamano democratici. Valori che sembrano completamente sommersi da una stampa che asseconda una narrazione che deve essere tutelata da coloro che hanno evidenti tornaconti personali. Dopo le polemiche suscitate in Italia nei primi mesi dello scorso anno per la proiezione del documentario “Maidan, la strada verso la guerra”, prodotto da RT, una emittente di Stato russa, che ha portato in alcuni casi all’annullamento della sua presentazione, adesso anche la Svizzera teme la proiezione di tale documentario che si dovrebbe tenere il giorno 29 gennaio nella Sala Congressi di Muralto. La decisione di revocare la proiezione del documentario, presa dal Municipio di Muralto, dopo attenta analisi atta ad evitare tensioni di ordine pubblico, andebbe smontata pezzo per pezzo in considerazione del fatto che le proteste della comunità Ucraina, ospitata dalla Confederazione che si è presa carico del mantenimento di persone rifugiate, dimostrano solo un atteggiamento di paura per proteggere un loro “status” di rifugiato che nessuno ha mai contestato.
Certamente la Svizzera si è fatta carico, con i soldi dei contribuenti, del mantenimento anche di ragazze giovani che non lavorano e che vivono senza pensieri mentre persone come la sottoscritta, depredata dai due uomini che ho avuto la sfortuna di amare, deve lavorare ancora oggi a settantun anni di età. Incontrai, un anno fa, a Melide, tre ragazze giovani, ben vestite e con cellulari e fotocamera di ultima generazione. Alla mia domanda se lavorassero, sono stata da loro redarguita ma non solo, quando chiesi se abitavano nello stesso appartamento mi sentii rispondere come se questa domanda fosse oltraggiosa nei loro confronti poiché ciascuna abitava in un appartamento pagato dal Cantone. Questo richiederebbe una seria riflessione su ospitalità concesse in nome di una guerra che si sarebbe potuta evitare, almeno non fomentando ed incentivando una delle due parti così come avviene con gli aiuti agli ucraini.

Vorrei porre l’accento su come serva una attenta disanima di una situazione che vede un conflitto che affonda le sue radici nella rivoluzione di Maidan del 2014, con la cacciata del presidente filo-russo Yanukovych e l’avvicinamento dell’Ucraina alla UE che hanno portato all’annessione della Crimea e all’inizio del conflitto nel Donbass.
Un serio approfondimento merita il “come” sia arrivato al potere Volodymyr Zelens’kyj, che da comico ed attore, dopo una campagna pubblicitaria legata alla serie televisiva “Servitore del popolo”, è stato eletto Presidente. Prova comprovata di “manipolazioni” più che evidenti gestite da lobby, da élite economiche e da forze oscure che manovrano per i propri scopi ledendo, pesantemente, la sovranità popolare.Per una giusta disanima invito i lettori a considerare come si criminalizzi la Russia, che teme per la propria sicurezza dovuta ad una eccessiva ingerenza della NATO in Ucraina con un presidente filo europeo, mentre si accetta un’azione militare condotta in Venezuela dal presidente americano Donald Trump che invoca la Donroe Doctrine, in un gioco di parole tra la dottrina Monroe del 1823 e la sua.
Forse stiamo assistendo ad una incredibile e massiccia campagna che adotta “due metri e due misure” e che andrebbe affrontata seriamente in un dibattito mirato a trovare la giusta via che pare essersi smarrita.
Le valutazioni si devono compiere con correttezza di intenti che solo delle menti pure possono portare avanti senza paura di confronti.
Non da ultimo si devono considerare i recenti ritrovamenti, nel novembre 2025, di water d’oro nella casa dell’oligarca Mindich, del gruppo di potenti attorno a Zelensky.
Del resto l’Italia invia da tempo armi all’Ucraina incentivando il conflitto e depredando il popolo che viene impoverito per una causa che non gli appartiene. La politica della UE e dell’Italia, che continua a depredare il popolo per finanziare una guerra che si protrae da lungo tempo, va fermata per affermare un sano equilibrio che impedisca al potere politico di dissipare beni e denari pubblici pur di foraggiare anche mafie, così come avviene per la ricostruzione di Odessa e così come ha ben analizzato una recente puntata di Report del 14 dicembre 2925, sollevando dubbi su figure come Attilio Malliani che si presenta, millantando di essere un diplomatico.
La tragedia di queste guerre è data dal fatto che i “poveracci” muoiono per arricchire gruppi di oligarchi plutocrati.
La libertà di un serio confronto e di un dibattito pubblico per delle critiche anche costruttive devono guidare l’azione di quanti hanno a cuore la giustizia ed il benessere collettivo della cittadinanza. Mi sento di ringraziare HelvEthica Ticino che ribadisce come il clima di accoglienza e di rispetto nel Cantone riguarda tutte le persone presenti sul territorio e che il confronto di opinioni non debba essere confuso con una contrapposizione tra comunità e mi auguro che il Comune di Muralto possa rivalutare la sua scelta.Gianna Binda




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