Smascherare il ricatto della ‘mancanza di spazio’: perché i Comuni non possono usare il D.P.R. 602/1973 contro i cittadini consapevoli

Opera di apertura: L’ANIMA NON SCADE

Esiste un confine sottile dove il dolore umano viene catalogato, registrato e sottoposto a una data di scadenza. Questa opera nasce dal rifiuto di accettare che il ricordo diventi contabilità. L’energia pura che emana da questo seme antico è la stessa forza vitale che continua a respirare oltre ogni schema burocratico. Perché la memoria non è un contratto a termine. L’amore non paga un canone di locazione. È luce ancestrale che reclama il suo spazio nel mondo e torna alla terra per rinascere.

Carissimi lettori e letttici,

scrivo questo articolo, così come gli altri, unicamente per dare speranza. La vera salute pubblica, infatti, nasce dalla consapevolezza del popolo che, dopo aver compreso l’inganno delle pure logiche di profitto, si riappropria del proprio futuro sanitario e dei propri diritti civili, andando oltre i limiti della Riforma del Titolo V, l’avanzata delle privatizzazioni e le maglie delle riforme più recenti. Questa stessa consapevolezza deve oggi tradursi in una ferma resistenza contro le derive burocratiche di quegli enti locali che confondono il servizio pubblico con l’imposizione unilaterale. Il caso che sta sollevando profonda indignazione riguarda la gestione dei servizi cimiteriali del Comune di Lezzeno, dove la burocrazia sembra voler imporre una vera e propria condotta dirigista sulla memoria dei defunti e sulle tasche dei cittadini.

Vi invito a leggere il mio precedente articolo IL BUSINESS DEI CIMITERI: L’ESTORSIONE LEGALIZZATA CHE CANCELLA LA MEMORIA https://antexo.com/il-business-dei-cimiteri-lestorsione-legalizzata-che-cancella-la-memoria/

La scusa del “Silenzio” che non esiste

La recente Legge n. 182/2025 ha introdotto la facoltà per i Comuni di procedere d’ufficio alla cremazione dei resti mortali alla scadenza delle concessioni. Tuttavia, il legislatore ha previsto questo potere eccezionale esclusivamente per colmare l’inerzia, il silenzio o l’irreperibilità dei familiari. A Lezzeno, invece, assistiamo a un paradosso inaccettabile: i cittadini rispondono, mettono per iscritto la propria volontà, inviano ben due raccomandate formali per negare il consenso alla cremazione e chiedono la sepoltura pubblica e gratuita nell’ossario o nella fossa comune. Qual è la risposta degli uffici comunali? Una rigida alzata di scudi burocratica che, paventando la presunta mancanza di campi di rotazione del cimitero, minaccia di procedere comunque d’ufficio alla cremazione coatta, avvisando i familiari che i relativi costi privati verranno loro addebitati d’autorità. Questo non è rispetto della legge: è una forzatura interpretativa che assume i tratti di un’imposizione intollerabile. L’inadempienza logistica di un Comune, che non ha saputo o voluto gestire gli spazi del proprio cimitero, non può trasformarsi in un ricatto economico e morale a carico dei contribuenti.

Il cortocircuito della riscossione forzata

Il meccanismo repressivo ipotizzato dagli uffici comunali vorrebbe poggiare sulle procedure di riscossione coatta del D.P.R. 602/1973. Ma qui crolla il castello di carte dell’amministrazione: l’ente locale non può attivare alcuna esecuzione forzata o cartella esattoriale a carico di cittadini che non hanno mai richiesto, né contrattualizzato, alcun servizio privato a pagamento. Quando i parenti si esprimono formalmente e scelgono i servizi minimi ordinari previsti dalla legge, il presupposto dell’intervento sostitutivo d’ufficio decade totalmente. Qualsiasi tentativo di emettere ruoli esattoriali per cremazioni coatte o interventi di ditte funebri private imposte dall’alto risulterebbe privo di titolo giuridico, esponendo l’ente a pesanti ricorsi giudiziari e a una palese violazione dei diritti di pietà dei defunti.

La trasparenza contro l’arbitrio

Oggi i cittadini di Lezzeno appaiono in gran parte ignari e succubi di questo silenzioso meccanismo burocratico, piegati da diktat economici camuffati da esigenze sanitarie. Ma è tempo di spezzare questa rassegnazione e risvegliare le coscienze. Dobbiamo alzare un muro legale collettivo: pretendere la trasparenza sulle delibere tariffarie, verificare l’effettivo stato dei campi di inumazione ed esigere l’accesso ai regolamenti di polizia mortuaria, imponendo il rispetto della volontà espressa dai parenti sul destino dei resti mortali e rifiutando fermamente ogni abuso esattoriale.

La gestione cimiteriale non è un’azienda privata in cerca di profitto sulla pelle di chi soffre. Spezzare questa catena di decisioni unilaterali significa difendere la dignità del popolo di fronte alla fredda arroganza della burocrazia. La luce della verità e della consapevolezza dei cittadini spazzerà via ogni tentativo di abuso esattoriale. Questo articolo vuole essere una sveglia per il popolo: uniamo le voci, rompiamo il silenzio e difendiamo la memoria dei nostri cari e la nostra stessa dignità dalla fredda arroganza della burocrazia.

Ad majora semper!

Gianna Binda